Pubblicato: 30 Novembre -0001
Export sotto attacco in Brasile per i vini europei. Se entro la fine di aprile i governi dei Paesi interessati non contesteranno ufficialmente il documento di “Salvaguarda” emesso lo scorso 14 marzo dal ministero dello Sviluppo brasiliano il Paese sudamericano applicherà un aumento di tasse sui vini d’importazione sui vini dall’attuale 27 al 55%. Dalle misure, se approvate, sarebbero esclusi i Paesi del Mercosul. La questione nasce dall’aumento di importazioni di vini dal resto del mondo, a “prezzi al ribasso” secondo gli osservatori brasiliani, e ovviamente dietro le pressioni del mondo produttivo locale, che si sente minacciato “dall’invasione” di vini stranieri, in particolare cileni, italiani, portoghesi. Il documento di “salvaguarda” pone un termine di 60 giorni dalla pubblicazione per contestare con dati ufficiali le osservazioni brasiliane. La contestazione deve avvenire per iscritto e in lingua portoghese, emessa dagli organi competenti nazionali. Diversamente, oltre alle legittime misure di sostegno al comparto vitivinicolo locale, è previsto un aumento delle tasse all’importazione. Secondo i distributori italiani che conoscono bene il mercato del Brasile “in realtà l’aumento previsto tra tasse d’importazione e altre tassazioni locali si aggirà intorno al 100%. Un duro colpo per il vino straniero - fa notare
Cinzia Fragiacomo, dal 1997 in Brasile con
Socom Euro Export, società di import-export di vini europei -. Mi auguro che il nostro Ministero delle Politiche Agricole risponda in fretta e si metta d’impegno per difendere la produzione italiana. Solo i governi possono rispondere e ci risulta che i francesi si sono già attivati con un loro documento comune”.
Oggi il consumo di vino in Brasile è piuttosto basso, per un totale (produzione interna ed export) di circa 8,4 milioni di casse da 9 litri ciascuna, di cui 1,3 milioni di importazione italiana (840mila solo di Lambrusco). Su 180 milioni di abitanti si tratta di un consumo pro-capite di appena 350 ml. Evidente quindi che gli spazi di crescita, sia per i vini nazionali che per quelli esteri, sono ancora molto ampi. “Siamo molto preoccupati – aggiunge Luciano Begnoni, presidente del consorzio di promozione Divinitalia -. I dati e le notizie diffuse dai brasiliani, a nostro avviso ingiustificate, rischiano di bloccare i rapporti commerciali con un Paese su cui c’è ancora molto da fare. Crediamo molto nel sud America, nel Brasile in primis. Ed è per questo motivo che ci siamo strutturati come consorzio di promozione del made in Italy”.
Il consorzio Divinitalia riunisce sette importanti marchi dell’enologia italiana: l’azienda storica della Valpolicella, Santa Sofia; la friulana Marco Felluga; la siciliana Morgante; le piemontesi Rocche di Costamagna e Borgo Maragliana; la trevigiana Gambrinus e la lombarda Costaripa.