testi e foto di Massimiliano Rella
Le sculture in cantina di Sandro Chia, al Castello Romitorio. Le vacche in travertino di Marco Pignattai sulle colline di Casato Prime Donne oppure le antiche architetture di Abbadia Ardenga, a Torrenieri. Sono alcuni esempi del Brunello “da vedere”, un vino che a suo modo rappresenta l’arte, un’eccellenza toscana apprezzata in tutto il mondo. Siamo sulle colline di Montalcino (Siena), una delle destinazioni enoturistiche più gettonate d’Italia, e non solo. Tra scorci da cartolina e stretti vicoli siamo saliti fin quassù alla mensa del re Brunello. Cominciando con un pezzo da novanta, il mito in persona, Franco Biondi Santi, discendente di un garibaldino, Ferruccio Biondi Santi, che a fine ‘800 selezionò un particolare clone di sangiovese nella sua tenuta Il Greppo. Senza aggiunta di altre varietà quelle uve segnarono l’inizio di un nuova tipizzazione dei vini toscani dell’epoca. La prima bottiglia fu prodotta nel 1888, ma da molto tempo ormai il Brunello di Montalcino Docg di Franco Biondi Santi è nell’olimpo dei grandi vini italiani, un rosso tra i più longevi al mondo, di grande eleganza e finezza. Incontriamo questo anziano signore, un po’ tremolante ma lucido, in una calda mattina assolata. La sua cantina firma un Brunello d’annata, ottenuto da vigneti di 10-25 anni, con un periodo di longevità tra i 20 e i 40; e un Brunello riserva, fatto con le uve di vigne di oltre 25 anni, maturato per 36 mesi in botti di rovere di Slavonia, capace di sfidare le rughe del tempo. Sono vini prodotti solo nelle buone annate.
Chi ha una bottiglia di riserva di Biondi Santi (costano qualche centinaio di € a seconda delle annate) sa bene che in azienda viene effettuata la “ricolmatura”, un’operazione esclusiva e preziosa che serve a controllare lo stato di conservazione del vino e prolungarne la vita. “Semplicemente” si toglie il tappo di sughero che con il tempo perde elasticità, si ricolma la bottiglia al livello giusto con il vino coevo della riserva di famiglia e si fa la ritappatura con nuovi sugheri a marchio. Tutto questo alla presenza di un membro dei Biondi Santi. I famosi produttori toscani fanno anche due Rossi di Montalcino Doc (etichetta bianca e fascia rossa), un Rosato e l’olio extravergine d’oliva da cultivar regionali.
Da Biondi Santi (www.biondisanti.it) anche la visita in cantina può essere un’esperienza indimenticabile: la visita è gratuita, ma con un piccolo prezzo si possono degustare 2 vini (un Rosso e un Brunello d’annata); mentre con 50€ si fa una degustazione comodamente seduti di più etichette e di una Riserva. Su richiesta ci sono anche le verticali di più annate. Ma per questo c’è il listino prezzi.
La tappa successiva è da un altro protagonista del Brunello, un po’ più giovane, Stefano Cinelli Colombini, a capo della Fattoria dei Barbi. Suo nonno era podestà di Montalcino, quando i “sindaci” si chiamavano così, e aprì nella Fortezza la prima enoteca pubblica del territorio. Nel 1950 la cantina si aprì alle visite, nel 1968 fu avviata anche la Taverna dei Barbi, ristorante di cucina tipica. In anni più recenti, invece, è stato aggiunto un piccolo Museo del Brunello (www.fattoriadeibarbi.it). La filosofia di Colombini è di fare vini del territorio. Potrebbe essere la frase-slogan che dicono tutti ma in effetti il produttore fa uno dei migliori Brunelli del territorio. La cantina esporta in tutto il mondo, fa 700 mila bottiglie tra le varie tipologie con grande attenzione alla qualità (anche Rosso di Montalcino, Moscadello, etc). Ad esempio. Dopo la raccolta meccanizzata in vigna si abbassa la temperatura delle uve con il ghiaccio secco a 17-18 gradi centrigradi, ideale per l’inizio della fermentazione, in totale assenza di ossigeno per avere una bassa acidità volatile, evitando l’uso della solforosa e preservando i profumi. Dagli anni ’70 si fanno lunghe maturazioni sulle bucce per aumentare antociani e resveratrolo (pigmenti e fenoli) in “maniera esponenziale”, come sottolinea lo stesso produttore.
I Musei Contadini
Segnaliamo due interessanti musei del territorio. Il primo si trova nel bel borgo medievale di Buonconvento, lungo la via Cassia, ed è il Museo della Mezzadria Senese, negli spazi di un’antica fattoria. Racconta con oggetti, parole di sottofondo e immagini il rapporto che esisteva tra proprietari e contadini ai tempi della mezzadria, un rapporto di conduzione della terra in cui il colono con il suo lavoro e quello della sua famiglia divideva in parti uguali il raccolto con il padrone. Da aprile a ottobre è aperto dal martedì alla domenica. Info www.museomezzadria.it
Il secondo è il Museo del Tartufo di San Giovanni d’Asso, sulle Crete Senesi, a mezz’ora di auto da Montalcino. Si trova nei sotterranei trecenteschi dell’antico Castello, costruito in più fasi a partire dal XII secolo e racconta con immagini e pannelli la cerca del pregiato tartufo bianco e le caratteristiche organolettiche del pregiato tubero. Info www.museodeltartufo.it
Brunello di Montalcino Docg
Soste Plein Air
Un ampio parcheggio davanti alle mura di Buonconvento permette ai camperisti di sostare in tutta tranquillità a due passi dalla via Cassia, in un punto facilmente raggiungibile sia da Siena che da Roma, per chi viene da sud. Altre aree sosta sono a Montalcino, in Via Osticcio, dopo la pineta a sinistra; a Torrenieri, Via Bindo Crocchi, presso la stazione ferroviaria; a Siena, Via Achille Sclavo, presso la stazione ferroviaria, dietro il palazzetto della Mens Sana e in Via della Pescaia, zona sud nei pressi della Porta di Fonte Branda.





