testi e foto di Massimiliano Rella
Dopo la tintilia la nuova scommessa di Cantine D’Uva si chiama moscato di Montagano, un vitigno a bacca bianca un tempo usato per fare vino da tavola. La giovane azienda vitivinicola di Larino (Campobasso) lo fa appassire (in parte in pianta, in parte su graticci) per produrre un bianco da meditazione, fermentato in barrique di rovere e poi affinato un altro anno sempre in barrique. Il prezzo di una bottiglia da 0,375 lt. è di 20€ in cantina. Il passito di moscato di Montagano oggi può contare su appena mezz’ettaro di vigna, ma la novità ha superato la prova del mercato così ora l’azienda molisana conta di arrivare nei prossimi mesi a 3-4 ettari, aumentando il numero di bottiglie dalle prime annate utili.
Cantine d’Uva è una realtà vitivinicola giovane e attenta alle novità, anche in campo enoturistico. La proprietà si estende per 70 ettari, di cui 20 a vigneto. Offre ristorazione molisana in un ristorante agrituristico di 50 coperti, pernottamento in 12 camere (doppie da 55 a 75€ con colazione), organizza varie formule di visita in cantina, con semplice degustazione oppure in abbinamento a prodotti locali, su prenotazione. Ma soprattutto ha aperto le porte dell’azienda ai camperisti, una nicchia di turisti spesso bistrattati perché considerati “poveri” (nel senso che non spendono), in realtà molto interessati alle tipicità, ai prodotti artigianali e ai vini. Sono sempre più numerose in Italia le cantine che guardano con interesse agli enoturisti-camperisti e sempre più numerose anche le aree sosta attrezzate tra le vigne. Cantina d’Uva, ad esempio, ha realizzato 4 piazzole dotate di servizi, corrente, acqua potabile, scarico acqua. Sosta gratuita in cambio di una cena al ristorante o all’acquisto di qualche bottiglia di vino.
E naturalmente il produttore Angelo D’Uva, che guida l’azienda a conduzione familiare, non produce solo passito, ma vini bianchi e rossi interessanti. La filosofia e il metodo produttivo prevedono l’uso delle barrique essenzialmente sui vini bianchi e sul passito (fermentati e affinati in legno). Prevedono inoltre temperature controllate: 16 gradi per i bianchi, 25 per i rossi. In particolare nella fermentazione dei bianchi non viene svolta la “malolattica” (seconda fermentazione che trasforma l’acido malico in acido lattico) per dare più freschezza e maggiore acidità ai vini. Il Keres, ad esempio, è un bianco a base di trebbiano, con una percentuale minore di chardonnay, fermentato in barrique di rovere e affinato per 5-6 mesi. Fresco, profumato e longevo, costa appena 5,50€ a bottiglia, in cantina. Un’altra etichetta valida è il Kantharos, un uvaggio a base trebbiano e 15% di malvasia fermentata in tonneau d’acacia, poi affinato 4-5 mesi in tonneau. Per i rossi citiamo la Tintilia, diventata negli ultimi anni l’orgoglio dei produttori molisani che credono nel proprio territorio. Sembra che il vitigno tintilia arrivò in passato dalla Spagna e che venisse usato per dare colore ai rossi, come fa intuire il nome (dallo spagnolo tinto). Cantina D’Uva, con la consulenza dell’enologo abruzzese Angelo Di Tommaso, produce complessivamente 80-90mila bottiglie l’anno. Info www.cantineduva.com





