testi di Antonella Burdi
L’unione fa il vino, come nel caso di Clavesana, una cooperativa sociale con una storia da raccontare. Fondata nel 1959 da 32 soci oggi rappresenta 350 famiglie di viticoltori, che conferiscono alla cantina tutta l’uva prodotta nell’omonimo piccolo centro in provincia di Cuneo, sulla riva sinistra del fiume Tanaro ma anche nelle vicine Belvedere, Cigliè, Dogliani, Farigliano, Marsaglia, Monchiero, Murazzano, Piozzo e Rocca Cigliè. La cantina lavora le uve prodotte in 515 ettari di vigneti, o se preferiamo in 1400 giornate, secondo un’antica unità di misura piemontese corrispondente alla quantità di terreno che in media una coppia di buoi può arare in un giorno. Il vitigno principale - circa il 90 per cento della produzione - è il dolcetto, utilizzato per produrre una media di oltre 2 milioni di bottiglie di vino l’anno. Clavesana è il primo coltivatore di dolcetto. Altre varietà prodotte sono barbera, nebbiolo, chardonnay. Il vincolo che salda questo sodalizio è l’identità territoriale dei vini: ottenuti da vitigni in prevalenza autoctoni, sono espressione di secoli di lavoro, cultura, passione e rispetto della terra.
L’organizzazione e la progettualità condivisa garantiscono ai soci costi e qualità ottimali e la possibilità di sviluppare una viticoltura moderna, che applica le più nuove risorse tecnologiche e i risultati della ricerca applicata. Come nel progetto Inalto, basato sull’uso dei dati satellitari per vigilare e gestire meglio il patrimonio viticolo. Dalla vendemmia 2011, la cinquantaduesima per Clavesana, la denominazione ha unito i disciplinari del Dolcetto di Dogliani e del Dolcetto delle Langhe Monregalesi nella Docg Dogliani, dal nome del paese dal quale proviene il Dolcetto originale. Sono quattro le linee di etichette proposte.





