Pubblicato: 30 Novembre -0001
testi e foto di Massimiliano Rella
La terra dei bisonti europei, splendidi animali di 700-800 chili di muscoli, è nella Polonia settentrionale, ai confini con la Bielorussia. La regione si chiama Podlaskie ed è una bella destinazione per chi ama la natura e l’arte, senza rinunciare ai piaceri della tavola. Tra le principali attrazioni c’è la foresta di
Bialowieski, all’interno di un Parco Nazionale nato nel 1921. La parte polacca della riserva misura 11mila metri quadrati, di cui 5.500 altamente protetti. E’ al suo interno, tra alberi secolari, che vivono in libertà circa 400 bisonti (
Zubr), ma non si conosce il numero esatto dell’intera popolazione per mancanza di informazioni sulla zona di foresta che ricade in Bielorussia (
www.bpn.com.pl). Gli
Zubr sono il simbolo della regione
Podlaskie, un po’ come i panda per i cinesi o i canguri per gli australiani. I fili d’erba che i bisonti mangiano nel Parco, della specie
Hierochloë Odorata, di colore verde scuro, lunga e sottile, sono usati dai produttori di distillati per la cosiddetta “Vodka del Bisonte”, la
Zubrowka (
www.zubrowka.com). Un filo di quest’erba viene inserito a mano in ogni bottiglia, come abbiamo visto fare nell’azienda
Polmos, nella cittadina di Bialystok, un’industria di distillazione tra le più grandi d’Europa. Produce 20 etichette diverse di liquori e distillati, per un totale di 24 milioni di bottiglie.
Info www.polmos.bialystok.pl
Il segno del bisonte lo troviamo anche sulle bottiglie di birra di
Kompania Piwowarska Browar Dojlidy Byalistok, del gruppo SabMiller. La “birra del bisonte”, la
Zubr, è prodotta sempre a Byalistok. Ma non aspettatevi una bevanda artigianale o cruda (
www.kp.pl). Un tempo, durante il comunismo, i vecchi dirigenti di partito impiegati nel terzo settore, l’agricoltura, avevano pensato bene di sfruttare il bisonte pure in cucina, incrociandolo con le vacche per creare una nuova razza di animali da macello, di grossa taglia: i
Zubron. Oggi qualche esemplare di queste super-mucche sopravvive nel Parco Nazionale Bialowieski, ma non finisce più in tavola.
A pochi km dalla foresta merita una visita il Museo delle Icone di Suprasl, che custodisce oltre 300 icone russe realizzate tra il XVI e XX secolo, confiscate negli anni passati lungo il confine bielorusso. Sono rappresentazioni della fede in miniatura, fatte con grande cura artistica. La più antica è del XVI secolo. Quelle del XIX si riconoscono invece perché coperte da decorazioni metalliche pitturate, con il viso lasciato scoperto. Il museo è aperto dal 2006 sui resti di una chiesa ortodossa distrutta dai tedeschi nel 1944, i cui interni sono tappezzati da icone. In una delle nove sale si possono ammirare le colonne superstiti della chiesa di S. Maria Annunciatrice con le icone dipinte da artisti serbi come affreschi al muro, in stile bizantino e molto suggestive (chiuso il lunedì, tel +48/85.7183506 www.muzeum.bialystok.pl).
Lungo il confine bielorusso un’altra località da non perdere è
Kruszyniany, un piccolo villaggio dove vivono gli ultimi “discendenti europei” di Gengis Khan, i tartari. La moschea dei Tartari, una minoranza di religione musulmana, risale al 1796 ed è in legno, esternamente più simile alle chiese cattoliche perché allora la religione islamica era proibita e così si confondeva meglio. Nel villaggio di Kruszyniany vivono oggi 4 famiglie tartare, ma sono 5mila i tartari della Polonia: di questi 1.800 sono a Bialystok, il capoluogo della regione Podlaskie (
per saperne di più www.mzr.pl o
www.mzr.com.pl). Dopo una visita alla moschea consigliamo una sosta golosa al ristorante
Tatarska Jurta per assaporare le originali ricette della cucina tartara (
vedi box). Se invece preferite un ristorante d’atmosfera, in una vecchia stazione ferroviaria del periodo russo zarista allora c’è il
Carska, che propone
specialità polacche come i
pierogi, grandi ravioli ripieni, da accompagnare a un bicchiere di
Kvass, bevanda ottenuta da pane nero fermentato. In estate si può mangiare affacciati sui vecchi binari in disuso della stazione di Bialowieza, non distante del Parco Nazionale (
conto medio 80 zloti, 20€ www.restauracjacarska.pl).
Il formaggio è un’altra specialità gastronomica del territorio. Nella cittadina di
Hajnówka troviamo il
Twaróg (a pasta bianca) e quelli a pasta gialla come
Edamski, Gouda, Podlaske e
Carski, questi a forma di lingotto. Il bianco è una specialità tradizionale garantita, gli altri sono un’invenzione più recente, molto amata dai russi. I formaggi rimangono a stagionare 6-8 settimane, il
Carski invece rimane 3 mesi nei locali, su tavole di legno, dove viene “laccato” più volte con una sostanza colorante naturale, fino ad assumere una crosta di colore marrone intenso. Abbiamo provato i formaggi dell’azienda
OSM Hajnowka, una cooperativa di 1.400 produttori di latte di vacche rosse. Da gustare anche la ricotta fresca. Magari con un po’ di miele di
Anatol Filipczuk, un anziano signore che fa l’apicoltore nel Parco Nazionale di Bialowieza. Insieme a lui sono altri sette i produttori di
Miod Pszczeli autorizzati a tenere le arnie dentro la foresta, dove ottengono il “miele di corteccia”, un nettare particolare che deriva dalla trasformazione da parte delle api del succo “vomitato” dalle afidi che mangiano le foglie delle piante. Le api raccolgono questo succo sugli alberi portandolo poi nel loro piccolo regno.
Il cibo dei Tartari
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Hanno nomi impronunciabili come Pierekaczewnik, un piatto tartaro inserito tra le specialità tradizionali europee garantite. Si tratta di una grande sfoglia molto sottile, riempita con carne tritata di manzo o oca, speziata con aglio e altre erbe, poi arrotolotata fino a formare un “salsiccione” che viene avvolto in modo concentrico. Un altro piatto sono i Kibiny, una sorta di rustico ripieno di un tritato finissimo di cipolla e carne di manzo, oca o anatra. C’è anche il Pyza (guanciotte), un involtino di patate cotte e crude, con un ripieno di polpetta di manzo, oca o anatra, con sale, erbe, uova soda, cotta in un brodo denso di pollo. È simile al Cepeli Lituano, che però viene bollito in acqua. La bevanda tipica dei tartari è un misto di acqua, miele e limone. Possiamo assaggiare tutto questo in una Jurta, la casa-tenda dei tartari, al ristorante Tatarska Jurta di Kruszyniany, aperto nel 2002 da Dzenneta Bogdanowicz, gestito insieme alle tre figlie Dzemila, Elvira e Tamira. Il locale vanta un patrimonio di 60 ricette, tramandate oralmente. Conto medio 40 zloti, circa 10€. Aperto tutti i giorni dalle 11 alle 18. Sopra si può dormire anche in 4 semplici camere doppie (80 zloti, 20€ a notte, colazione altri 12-15 zloti www.kruszyniany.pl).
Info
La moneta polacca è lo Zloti. 1 euro = 4 zloti
Ente del Turismo Polacco in Italia tel 06.4827060 www.polonia.travel