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Veduta aerea sul Museo Casa Natale Enzo Ferrari
Museo Casa Natale Enzo Ferrari
Nel centro storico di Modena
Un dessert a L'Erba del Re di Modena
Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve
Pranzo tra le vigne nell’Heuriger, sulle colline del Grinzing
Enoteca di Cobenzl, la cantina di proprietà della città di Vienna

 

testi di Marcello Cardillo

 

La chiesa con la guglia di Raimondello, o guglia degli Orsini del Balzo, di fine ‘300, a Soleto Antiche cantine del Duca Carlo Guarini, a Scorrano
Crudo di gamberi con scaglie di tartufo, alla Locanda dei Camini, di Botrugno Il pasticciotto leccese, un ottimo dolce del Salento: una “barchetta” di pastafrolla ripiena di delicata crema. I pasticciotti della foto sono quelli di Ascalone, storica pasticceria di Galatina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella terra del Negroamaro, il vino simbolo del Salento, c’è un’area che conserva tracce linguistiche di cultura greca. “Zeni Su En Ise Ettu S Ti Kalimera, ovvero “Straniero tu non sei, qui a Calimera”: le parole compaiono su una stele attica del IV secolo a.C., donata nel 1960 dalla città di Atene al piccolo paese di Calimera. Ci troviamo a sud di Lecce, in un territorio incantevole di dieci Comuni ellenofoni chiamato Grecìa Salentina: una comunità di 50 mila persone tutelata dalla legge italiana sulle minoranze linguistiche. Gli altri paesi sono: Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatìa, Zollino e Galatina. Il nostro viaggio nel “tacco d’Italia” parte da qui, alla scoperta di specialità e luoghi la cui storia si fonde con antiche origini grecaniche. A pochi chilometri verso est c’è il mare azzurro di Otranto; andando sulla costa occidentale troviamo un’altra destinazione da cartolina, Gallipoli; se invece ci spingiamo verso sud arriviamo a Santa Maria di Leuca. Il Salento è terra di vini e palazzi barocchi, masserie e chiese bizantine, mare e Pizzica (musica e danza delle “tarantolate”, famosa per la Notte della Taranta di Melpignano, in agosto).

 

Una sala del Museo del VIno azienda Leone de Castris La masseria della cantina Santi Dimitri, a Galatina (foto di Sergio De Riccardis)

Il più salentino di tutti i vini è il Negroamaro. L’origine del nome deriva dalla ripetizione della parola Nero in due lingue: niger in latino, maru in greco antico. Il termine identifica un vitigno, un’uva carica di aromi e profumi, da cui si ottiene vini rosati e rossi. Il vitigno negroamaro viene vinificato da tutte le più importanti cantine del territorio e lo ritroviamo in diverse Doc e Igt locali. A Salice Salentino merita una visita Leone de Castris, che produce rossi e rosati a base negroamaro, un paio di etichette in purezza e uno spumante rosato di negroamaro metodo classico. Nell’azienda storica si può anche visitare il Museo del Vino (www.leonedecastris.com). A Galatina, paese che segna il confine della Grecìa Salentina, la Santi Dimitri è un’altra bella realtà, produttrice di vino e olio extravergine d’oliva: tra le etichette possiamo assaggiare un rosato in purezza e un rosso in purezza da uve negroamaro. La cantina organizza degustazioni guidate, aperitivi terroir-chic e cene in cantina il venerdì sera su prenotazione (www.santidimitri.it). Un’altra destinazione enoturistica è l’azienda agraria Duca Carlo Guarini, che di recente ha lanciato il wine&bike, itinerari in bici tra le vigne, con degustazioni e pranzo finale in cantina. La storica azienda di Scorrano produce due rossi e un rosato di negroamaro in purezza (www.ducacarloguarini.it).

 

Dessert al tabacco, una creazione di Imma Pantaleo, chef del “Bolina” nel porto di Tricase Una sala della Locanda dei Camini. In cucina lo chef-pittore Oronzo Rizziello

Il Negroamaro rosato è ideale con il pesce, ottimo con le ostriche e i fantastici gamberi rossi di Gallipoli. Possiamo trovarne varie etichette in uno dei migliori ristoranti di cucina salentina rivisitata, il Bolina, a Tricase porto: è il “laboratorio gastronomico” della chef Imma Pantaleo. Magistrali i suoi dessert al tabacco, una coltivazione un tempo ben presente in provincia di Lecce (tel 0833/775102  conto 50€). Un altro buon indirizzo per la cucina di pesce e gli abbinamenti con i vini del Salento è la Locanda dei Camini, a Botrugno, l’atelier gastronomico dello chef-pittore Oronzo Rizzello. Sue le opere alle pareti, pomodori e limoni in scala gigante, e sue le creazioni culinarie che escono dalla cucina. (conto 40€  www.lalocandadeicamini.it)

 

La Bettola di Pericle, a Specchia, una macelleria con sala ristorante in uno splendido borgo barocco Raffele Fanciullo, restauratore e chef del ristorante La Bersagliera, a Surano

Il Negroamaro rosso è ideale invece con piatti di carne, verdure e formaggi. Tra i primi vanno assaggiati i ricchiteddhe (orecchiette), i minchiarieddhi (piccoli maccheroncini), le sagne (tagliatelle di un centimetro e mezzo), le sagne ncannulate (sagne ritorte). Tra le verdure le cicoreddhe cu le fae nette (cicorie selvatiche con purè di fave) ma anche melanzane, pomodori e carciofi ripieni. Tra i secondi i pezzetti di cavallo, o i turcinieddhi, involtini di strisce di fegato, polmone e cuore di agnello. Li possiamo assaggiare nello splendido borgo di Specchia, alla Bettola da Pericle (conto 25€), una caratteristica macelleria con trattoria comunicante. Per una cucina a base di terra, bagnata con Negroamaro, meritano anche il C’era una Volta, a Calimera, che propone un mix di piatti salentini e piemontesi (conto 25-30€ tel 0832/872350) e Olo Kalò, a Corigliano d’Otranto, a due passi dal castello baronale, un altro indirizzo per piatti salentini e della Grecìa (conto 25-30€ tel 0836/471004). Buon rapporto qualità/prezzo anche alla trattoria La Bersagliera, a Surano, il locale di Raffaele Fanciullo, restauratore di professione e chef per passione (conto 25-30€ tel 0836.938236). La calda atmosfera e i piatti rivisitati sono i due punti di forza del ristorante La Corte del Fuoco, preparati dallo chef trentenne Fedele Lobaccaro (conto 30-35€ www.ristorantecortedelfuoco.it). Il ristorante è in un bel palazzo cinquecentesco di Galatina, una cittadina ai confini della Grecìa da visitare per le sue bellezze barocche e i suoi fantastici dolci.

 

In prima fila i Dolcetti della Sposa, di vari tipi, ripieni di pasta di mandorle. In fondo la Bocca di Dama (con l’amarena). I dolci nella foto sono quelli della pasticceria Eros, nel centro di Galatina Il pasticciotto leccese, un ottimo dolce del Salento: una “barchetta” di pastafrolla ripiena di delicata crema. I pasticciotti della foto sono quelli di Ascalone, storica pasticceria di Galatina

Il più conosciuto di questi “peccati di gola” è il Pasticciotto, una specie di “barchetta” di pastafrolla, ripiena di delicata crema. Fantastico quello proposto dalla storica pasticceria Ascalone, che li produce dal lontano 1740 (via V. Emanuele 17, tel 0836.566009). Si va a colpo sicuro anche da Eros, il locale di Luigi Derniolo, presidente dell’associazione dei Pasticceri Salentini. Da non perdere gli Africani, una specie di meringhe al contrario, fatte con il rosso dell’uovo anziché con la chiara; ma anche la Bocca di Dama e i Dolcetti della Sposa, di vari tipi, ripieni di pasta di mandorle (www.pasticceriaeros.com).

 

LA QUAREMMA DORMIRE
La Grecìa è terra di lunghe tradizioni. A partire dal giorno delle Ceneri sui tetti delle case noterete una vecchina in abiti scuri che fila con il fuso e la conocchia. E’ la Quaremma (da Quaresima), una grande bambola fatta in casa. Alla cintola della Quaremma è appesa un’arancia amara, perché amaro è il tempo della Quaresima. Nell’arancia sono infilzate 7 penne di gallina, come 7 sono le settimane della Passione e 7 le spade che trafiggono il costato della Madonna Addolorata. Ogni sabato viene sfilata una penna fino al sabato di Pasqua, quando la vecchia finisce arsa tra le fiamme del fuoco purificatore. Una nobile dimora e un’ospitalità di buon livello: è Masserìa Appidè, a Corigliano d’Otranto, un esempio di recupero e riuso di un’antica struttura agricola, immersa nel verde, con tipici soffitti a stella e a botte, vecchie mangiatoie, un ristorante sempre aperto (www.appide.it). Nella vicina Otranto suggeriamo anche l’originale Corte di Nettuno, che accoglie gli ospiti con una collezione di oggetti di antica marineria, che si rincorrono nelle sale, nelle camere, nelle corti esterne (www.cortedinettuno.it). Mentre a Scorrano si può dormire in cantina, nelle raffinate camere dell’azienda Duca Carlo Guarini, con giardino interno a uno storico palazzo in pietra leccese (www.ducacarloguarini.it).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Museo della Cultura Grika

Una sala della Casa Museo della civiltà contadina e della cultura Grika, a Calimera (in alto un giocattolo aereo usato durante la Festa dei Lampioni) Silvano Palamà, Presidente della Casa Museo della civiltà contadina e della cultura Grika

A Calimera si può visitare anche il Museo della Civiltà Contadina e della Cultura Grika. Al suo interno raccoglie oggetti di cucina, costumi popolari in cartapesta, indumenti da bambino, piccolo artigianato, ricami, libri, giornali. E’ anche un centro di ricerca e indagine culturale. Su prenotazione visite guidate sul territorio. Info 0832.873557 www.greciasalentina.org

 

I tesori della Grecìa Salentina

Tra i luoghi più incantevoli della Grecìa Salentina Corigliano d’Otranto, si sviluppa attorno al Castello de’ Monti, d’impianto medievale, con quattro torrioni e varie cannoniere. Accanto al portone d’ingresso ospita il Museo Multimediale sulla Cultura Grika, mentre nel bar della terrazza del Castello potete godervi un calice di Negroamaro e crostini al tartufo di Corigliano, una bontà riscoperta negli ultimi anni. Altra destinazione interessante è Sternatìa, dove troviamo la bella chiesa Matrice, costruita sui resti di una chiesa bizantina in stile barocchetto e pietra leccese, dai toni caldi. Annesso al Palazzo Granafei, una residenza gentilizia settecentesca, possiamo visitare un frantoio ipogeo del Cinquecento che ci ricorda la forte vocazione agricola salentina. Andato in disuso con l’avvento dei macchinari moderni, il frantoio è composto da una doppia camera (in tot. 350 mq) che ospita grandi macine in roccia silicea.

 

Crocifisso in legno del ‘600 all’interno della Cappella del Crocifisso, a Calimera Un vicolo di Sternatia e sullo sfondo il campanile della Chiesa Matrice, del ‘600
A Soleto ammiriamo la guglia trecentesca di Raimondello Orsini, la cui cima venne rivestita nel ‘700 da una copertura a lamelle in ceramica policroma, e quella di Santo Stefano, di fine ‘300, con affreschi di scuola tardo-bizantina nell’abside, scene bibliche, scritte in greco, un ciclo cristologico e immagini della vita del Santo. Molto bella anche la Cappella del Crocifisso, un’opera lignea del ‘600, con tre cicli di affreschi, a Calimera. Il paese di Zollino è da segnalare invece per la presenza di due menhir (dal bretone men e hir “pietra lunga”) e della chiesa matrice di SS. Pietro e Paolo, che custodisce un pregevole gruppo scultoreo. Martano va visitata per il centro storico d’impianto medievale e il castello, un esempio di architettura militare aragonese, ricostruito dopo l’attacco dei Turchi del 1480. Appena fuori il paese ecco un altro luogo dell’anima: il Monastero di Santa Maria della Consolazione. Al suo interno i frati Cistercensi sono dediti ad attività artigianali e agricole. Fermatevi dunque nella bottega per acquisti di liquori, marmellate di mele e albicocche, dell’amaro San Bernardo e delle Gocce Imperiali, un digestivo alle erbe prodotto proprio dai monaci. Il nostro itinersario culturale si conclude a Carpignano Salentino, che conserva la testimonianza artistica più importante del periodo bizantino della Grecìa: la Cripta di Santa Cristina. Custodisce affreschi del X e XI secolo, attribuiti in parte a Teofilatto (1020 d.C.) e a Eustazio (959 d.C. ).

Affresco di scuola bizantina nell’abside della chiesetta di Santo Stefano, del '300, a Soleto Imma Pantaleo, grande chef del “Bolina”, un buon ristorante di cucina salentina rivisitata nel porto di Tricase
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