testi di Fulvio Fulvi, foto di Alfio Garozzo
Lo chiamano Oro Nero di Calabria e quello che si “estrae” qui, sulla costa ionica, è il migliore al mondo. La liquirizia, ricavata dalle radici di un’esile pianta officinale dai fiori azzurrognoli che cresce sulle sponde argillose dei fiumi, dopo l’essicazione e un lungo processo di lavorazione diventa ingrediente per dolci, caramelle, pastiglie, tisane. E dispensa effetti benefici per la salute. Il suo principio attivo, infatti, la “glicirrizina”, le conferisce un’azione antinfiammatoria e antivirale. Cura la tosse, le intossicazioni alimentari, i disturbi del fegato e della digestione.
Le tante benefiche proprietà della liquirizia sono ben conosciute a Rossano Calabro (Cosenza), dove dal 1731 esiste una storica azienda familiare, la Amarelli (www.liquirizia.it e www.amarelli.it), che raccoglie la radice e la trasforma ancora oggi con un accurato metodo artigianale. La liquirizia che esce dalla sua fabbrica sotto forma di bastoncini, spezzatina, assobini, favette, sassolini, rombetti, praline, pasticche e altre ghiottonerie, arriva, richiestissima, in tutti gli angoli del mondo. Viene esportata soprattutto in Belgio, Gran Bretagna, Olanda, Stati Uniti. A noi è capitato di vedere nel laboratorio di una rinomata pasticceria di Malmo, in Svezia, nel profondo Nord, una pila di cartoni con dentro la liquirizia “made in Calabria”, nelle sue graziose scatoline e confezioni.
Vale la pena, allora, scoprire i segreti di questo piccolo regno del gusto, ospitato in un palazzo quattrocentesco della cittadina calabrese, lungo la statale ionica 106. Già nel ‘500 gli Amarelli erano mercanti di liquirizia e due secoli dopo fondarono un “concio”, cioè un opificio nel quale estraevano il succo dalle radici di questa pianta raccolta nei greppi della zona. Tutte le fasi della produzione avvengono ancora nell’antico “concio”, restaurato e adeguato alle nuove tecnologie. Qui si selezionano ed essiccano le radici, se ne trae il succo, si svolgono le fasi del filtraggio, della cottura e della concentrazione del liquido con modalità moderne, informatizzate e controllate automaticamente. Il giudizio finale spetta però al “mastro liquiriziaio” che verifica di persona il grado di solidificazione del prodotto: la liquirizia deve risultare, infatti, di pasta densa, nera, lucida e molto profumata. Alla fine, l’impasto che si crea aggiungendo amidi, zuccheri, gomma arabica e farina, viene asciugato per un paio di giorni e messo poi nelle formine per creare le diverse tipologie di caramelle o per farne tavolette e bastoncini da succhiare. In alcuni casi si pratica anche l’aromatizzazione con anice o lacrime di acacia del Sudan, oppure con le essenze di violetta dei boschi della Sila e la mentuccia della piana di Sibari. L’ultimo atto è il confezionamento dei prodotti, racchiusi in raffinate e caratteristiche scatole di latta. Il risultato è sempre una liquirizia dall’equilibrato sapore dolce-amaro, balsamica e corroborante.
Il Museo della Liquirizia
Per raccontare la lunga storia della famiglia Amarelli, che coincide con quella della liquirizia calabrese, è stato aperto nel 2001, nell’edificio medievale di Rossano, sede della famosa azienda, il Museo della liquirizia Giorgio Amarelli (www.museodellaliquirizia.it). Nelle sale sono esposti oggetti e macchinari del passato, presse, filtri, etichette d’epoca, caldaie, fumaioli. Alle visite guidate del museo e della fabbrica, nei giorni festivi, viene associata la visione di un documentario sulla produzione della liquirizia. Recentemente è stata inaugurata una nuova sala del museo, la galleria del presente e della modernità, che ricostruisce la storia dell’energia elettrica applicata alla produzione della liquirizia, l’affinamento dei processi, il percorso verso una sempre più accurata specializzazione e le nuove prospettive commerciali.
Sardelle pepate e gelatine di bergamotto
Vicino all’area archeologica di Sibari, presso Corigliano Calabro, sorge la Masseria Brica Rossa (da 40€ a notte www.bricarossa.com) che propone stanze singole e appartamenti per soggiorni nella quiete della campagna a due passi dal mare. Tra le specialità locali da gustare, il pane con la sardella pepata, le marmellate di clementine e arance, gelatine di bergamotto e melograno, liquori con ruta e menta, salumi e le stupende ‘ncille e fichi palette, bucce di fico d’India seccate e fritte. Ai fornelli, la signora Maria Gangemi, che gestisce l’agriturismo insieme con il figlio Fabrizio. A tavola (prezzo medio 25€) si servono anche frittelle di sambuco, caramelline alla salsa di noci e ricotta, filetti di persico al forno.
Cirò, il vino della Costa Ionica
L’area di produzione vinicola più importante e nota della Calabria è proprio sulla costa ionica, nei dintorni di Cirò. Diverse sono le cantine da visitare. Tra queste, segnaliamo la Fattoria San Francesco (www.fattoriasanfrancesco.it) che oltre a fare il vino con le bucce dell’uva gaglioppo produce una maschera anti-età per il viso. Il Cirò rosso Riserva Superiore è il vanto di Francesco Malena (www.malena.it) che annovera tra le sue etichette un interessante Passito bianco. iGreco, a Cariati (www.igreco.it), sta per “famiglia Greco”, sono produttori di un olio extravergine di oliva di qualità e di vini bianchi e rossi a marchio Itg Calabria. Infine Librandi (www.librandi.it) la cantina più importante della regione (oltre 2,5 milioni di bottiglie) apprezzata per etichette come il Duca Sanfelice e altri prodotti innovativi sviluppati su vitigni antichi e autoctoni come mantonico e magliocco.





