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Veduta aerea sul Museo Casa Natale Enzo Ferrari
Museo Casa Natale Enzo Ferrari
Nel centro storico di Modena
Un dessert a L'Erba del Re di Modena
Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve
Pranzo tra le vigne nell’Heuriger, sulle colline del Grinzing
Enoteca di Cobenzl, la cantina di proprietà della città di Vienna

 

testi di Marco Bonanni e Monica Pucci

 

Arco Ganganelli, a Santarcangelo di Romagna: costruito nel 1772 su progetto di Cosimo Morelli in stile neoclassico Piazza delle Monache

Sono tante le ragioni per passare una bella giornata a Santarcangelo di Romagna. A cominciare dalla buona tavola, da un centro storico suggestivo, inserito nel circuito della Signoria Malatesta, e da un altrettanto suggestivo - e misterioso - dedalo di rocce tufacee che lo sostengono. E poi da emergenze architettoniche (nel 1984 Santarcangelo ha ricevuto il titolo di Città d’Arte) e una generale buona accoglienza, tipica dello spirito romagnolo. Senza dimenticare che basta qualche chilometro per raggiungere il mare. Ma partiamo dalla gola.

 

La Rocca Malatestiana, del 1386 La chiesa Collegiata, a Santarcangelo: costruita tra il 1744 e il 1756 probabilmente su disegno dell’architetto riminese Giovan Francesco Buonamici, in stile gotico

Tappa obbligata è la Gastronomia Girometti (via Don Minzoni 52; tel 0541624317). Il titolare Severino, una vera istituzione del paese, da 40 anni si dedica a un appassionante lavoro di ricerca di eccellenze enogastronomiche, in particolare formaggi e salumi. Vivamente consigliato l’acquisto del formaggio di fossa, che seleziona e stagiona con una tecnica gelosamente tenuta segreta; ma sarà comunque difficile trattenersi di fronte a un banco gastronomico sfoggio di eccellenze locali e non. Poco lontano da qui, in vicolo Denzi 5, c’è il Pastificio Vicolo della Sfoglia. Dietro alla tenda di questo minuscolo negozio ogni giorno si mettono al lavoro le mitiche e sempre più rare “sfogline”: con una sapiente abilità impastano, farciscono e danno forma a chili di sfoglia che la signora Maria, moglie di Severino Girometti, dispone sul banco di vendita o confeziona e spedisce ai tanti migranti che non si rassegnano a dimenticare i sapori con cui sono cresciuti. La prenotazione è d’obbligo (tel 0541623278, aperto solo la mattina). All’ora di pranzo, se si opta per una soluzione frugale ma di qualità, c’è la Rosticceria Graziella (via R. Molari 13/15; tel 0541626577, conto 6-10 € bevande escluse). Imperdibili, oltre alle piadine, i suoi cassoni: la farcitura si sceglie dal banco della gastronomia dove sono allineate verdure di stagione, formaggi e salumi. Completa l’offerta una selezione delle specialità gastronomiche romagnole preparate seguendo fedelmente le ricette di un tempo.

 

La Pieve di San Michele Arcangelo. E’ la più antica del territorio riminese e ha i caratteri dell'architettura basilicale ravennate Veduta delle grotte tufacee

Nel pomeriggio vale la pena un giro per le grotte scavate nel tufo di Colle Giove, su cui è adagiato il cuore del paese antico, che traforano il centro storico. A oggi non si conosce ancora lo scopo per cui vennero scavate. Sembra che inizialmente fossero luoghi di culto pagano o cristiano, successivamente utilizzate come cantine, per la temperatura costante di 12-13 gradi; e in periodo di guerra come rifugio per la gente del paese. Alcune sono aperte al pubblico ed è possibile visitarle: Grotta Pubblica (via Ruggeri), Grotta Teodorani (piazza Balacchi), Grotta Stacchino (piazzetta delle Monache). Ma c’è un’altra tappa imperdibile: il Museo del Bottone (www.bottoni-museo.it). Unico in Italia, è la realizzazione del sogno del titolare Giorgio Gallavotti che per una vita ha avuto una merceria in centro paese. Custodisce migliaia di bottoni, di tutte le fogge, colori e materiali, e da tutto il mondo, ben disposti in quasi 400 quadri. Alla fine della visita si scoprirà che il bottone non è un semplice oggetto che chiude due lembi di stoffa, ma molto altro. Merita una visita anche il Museo degli usi e dei costumi delle genti di Romagna, uno dei più significativi musei nazionali dedicati alle tradizioni popolari e alla civiltà contadina (mart-ven su prenotazione tel 0541326206, sab e dom 9-12 e 15.30-18.30 da novembre ad aprile, ingresso gratuito domenica).

Passando alle emergenze architettoniche è da segnalare la Chiesa Collegiata, la principale di Santarcangelo (sec. XVIII). Al suo interno si trovano opere d’arte importanti: Polittico di Jacobello da Bonomo (1385), Crocefisso della Scuola Riminese (sec. XIV), S. Giuseppe, Gesù Bambino e S. Eligio (1635) di Guido Cagnacci, nativo di Santarcangelo. A poca distanza dal centro si trova la Pieve di San Michele Arcangelo (sec. VI-VII), un edificio romanico dedicato al patrono della città. All’interno begli affreschi e diversi oggetti di pregio rinvenuti durante gli scavi che hanno interessato la pieve.

 

Una bella selezione di vini dietro il bancone dell’Ottavino Atmosfera e tradizione architettonica nel bel ristorante La Sangiovesa
Fatta sera, per una cena informale e di qualità, accompagnata da un’ottima selezione di vini, c’è l’Ottavino (via del Platano 7; tel. 0541624616, aperto solo la sera, conto medio 20 € vini esclusi). Il locale si trova in centro storico in una struttura di fine Ottocento e ripropone negli arredi e nello spirito la classica osteria di paese. Il titolare Luca Lombardini si occupa soprattutto della carta dei vini dove è palese la sua passione per le bollicine, italiane e francesi, che trovano spazio in una ricca selezione di referenze regionali e delle più accreditate zone vinicole italiane. Il timone della cucina è invece nelle mani di Veronica che con estro e creatività, sempre rispettosa della stagionalità delle materie prime, prepara piatti da buongustai che ben combinano tradizione e meditati spunti innovativi. In alternativa si può optare per un ristorante tradizionale come La Sangiovesa, un’istituzione per la cittadina di Santarcangelo. Si può optare se cenare all’osteria e scegliere tra le numerose piadine preparate su un bancone a vista oppure accedere al ristorante. La carta varia stagionalmente, ma con alcuni piatti fissi: i passatelli al formaggio di fossa, i secondi in cui la fa da padrona la carne, e per chiusura una ricca scelta di dolci fatti in casa, tra cui la mitica ciambella romagnola (piazza Simone Balacchi, tel 0541620710, conto 35-38 € vini esclusi).

Una veduta dell’hotel Il Villino

Per chi decide di rimanere ancora un giorno si consiglia un hotel di grande suggestione, vicinissimo al centro storico, Il Villino, immerso in un parco di 1500 metri con la bella Fontanella di Francesca da Rimini, una piccola scultura ideata dal poeta, scultore e sceneggiatore di fama internazionale Tonino Guerra, nativo di Santarcangelo. Le stanze sono 12, una diversa dall’altra, dotate di ogni comodità. Di grande fascino il bar-enoteca allestito nelle grotte tufacee recuperate (doppie da 85€ www.hotelilvillino.it). Impossibile dimenticare Santarcangelo.

 

Visite in cantina

Degustazione di Sangiovese di Romagna alla cantina Calonga Maurizio Baravelli, produttore di Sangiovese di Romagna, davanti alle vigne della cantina Calonga (foto di Roy Berardi)
Ci spostiamo nelle terre vicine di Faenza per un visita ai Poderi Morini. Quaranta ettari di vigneti sui dolci pendii faentini rappresentano il cuore di questa azienda, nata nel 1998, che valorizza i vini romagnoli, come Sangiovese e Albana, e i vitigni autoctoni che rischiavano di scomparire, come centesimino e longanesi. Le bottiglie sono vestite con etichette d’autore firmate dall’artista Pablo Eucharren e dall’acquarellista Giuliano Della Casa. Ne produce circa 100mila l’anno. In un’accogliente sala della cantina si organizzano degustazioni e visite, su prenotazione (www.poderimorini.com).

 

Degustazione di Sangiovese di Romagna Superiore alla Tenuta Pennita

La seconda tappa è alla Calonga, di Maurizio Baravelli, che ci accoglie alle porte di Forlì con la riservatezza del gentiluomo di campagna. Acquistò l’azienda nel 1977, dedicandosi alla passione della campagna dopo una vita da geometra. Coltiva 7 ettari a sangiovese, pagadebit, albana, cabernet sauvignon, e produce 30-35mila bottiglie con la consulenza dell’enologo Fabrizio Moltard. La qualità della riserva di Sangiovese, il Michelangelo, è riconosciuta dalle principali guide. Per il turista del vino degustazioni in un’antica stalla, trasformata in una sala accogliente. Su prenotazione (www.calonga.it). L’itinerario si chiude con la Tenuta Pennita, sulle prime colline romagnole che dominano il borgo medioevale di Terra del Sole, vicino Castrocaro. Dal 1974 appartiene alla famiglia Tumidei. Nei vigneti troviamo sangiovese e albana, ma anche merlot, cabernet sauvignon e viogner. Produce 60mila bottiglie l’anno e un interessante olio extravergine di qualità estratto a freddo. Degustazioni su prenotazione, anche pernottamento in B&B (50 €). Info www.lapennita.it

 

Fuori porta

La sala con camino dell’Osteria del Povero Diavolo (foto di Manuela Vanni) Rognone e bietola, un gustoso piatto dell’Osteria del Povero Diavolo (foto di Manuela Vanni)

Vale, eccome se vale la pena, fare non più di una decina di chilometri da Santarcangelo e raggiungere il centro del borgo di Torriana, all’imboccatura della Valmarecchia, per provare la cucina dell’Osteria del Povero Diavolo, una tappa nota a viaggiatori preparati e golosi e arrivata all’Olimpo stellato nel 2011, meritatissimo riconoscimento allo chef Pier Giorgio Parini e ai titolari Stefania e Fausto Fratti. Sedersi a uno dei tavoli dell’elegante sala è un’esperienza per tutti e in tutti i sensi. La cucina di Parini è all’insegna dell’improvvisazione, supportata da una grande preparazione e competenza tecnica, e in continua evoluzione. I piatti cambiano stagionalmente e sono ispirati dalle materie prime locali, in particolare il pescato fresco dell’Adriatico, ma anche le carni di allevatori di qualità, il tipico formaggio di fossa in autunno, le erbe selvatiche e i frutti spontanei, abilmente mixati con coltivazioni di territori lontani. Si può scegliere sempre tra un menù degustazione di pesce (68€), un menù degustazione di carne (58€) e un menù a sorpresa (90€), da abbinare con le etichette di una carta dei vini di altissimo livello. Curata personalmente da Fausto, riflette la sua predilezione per i produttori biodinamici, interpreti di una nuova concezione enologica, che trovano spazio in un’accurata selezione di referenze regionali e non. Il Povero Diavolo offre accoglienza in un relais di cinque camere, raccolte, accoglienti e discrete, proprio come i “patron” Stefania e Fausto (da 70€ per la singola a 140€ per una stanza di 4 posti letto). Info www.ristorantepoverodiavolo.it

 

Una camera con un bel pavone affrescato all’hotel Il Villino La Sangiovesa, come suggerisce il nome, è un buon locale dove degustare varie etichette romagnole accanto a buoni piatti Un locale da buongustai dove anche l’occhio ha la sua parte: l’Ottavino Una deliziosa portata di piccione con rapa e pistacchi. All’Osteria del Povero Diavolo (foto di Manuela Vanni)

 


 

 

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