testi di Marco Bonanni e Monica Pucci
Sono tante le ragioni per passare una bella giornata a Santarcangelo di Romagna. A cominciare dalla buona tavola, da un centro storico suggestivo, inserito nel circuito della Signoria Malatesta, e da un altrettanto suggestivo - e misterioso - dedalo di rocce tufacee che lo sostengono. E poi da emergenze architettoniche (nel 1984 Santarcangelo ha ricevuto il titolo di Città d’Arte) e una generale buona accoglienza, tipica dello spirito romagnolo. Senza dimenticare che basta qualche chilometro per raggiungere il mare. Ma partiamo dalla gola.
Tappa obbligata è la Gastronomia Girometti (via Don Minzoni 52; tel 0541624317). Il titolare Severino, una vera istituzione del paese, da 40 anni si dedica a un appassionante lavoro di ricerca di eccellenze enogastronomiche, in particolare formaggi e salumi. Vivamente consigliato l’acquisto del formaggio di fossa, che seleziona e stagiona con una tecnica gelosamente tenuta segreta; ma sarà comunque difficile trattenersi di fronte a un banco gastronomico sfoggio di eccellenze locali e non. Poco lontano da qui, in vicolo Denzi 5, c’è il Pastificio Vicolo della Sfoglia. Dietro alla tenda di questo minuscolo negozio ogni giorno si mettono al lavoro le mitiche e sempre più rare “sfogline”: con una sapiente abilità impastano, farciscono e danno forma a chili di sfoglia che la signora Maria, moglie di Severino Girometti, dispone sul banco di vendita o confeziona e spedisce ai tanti migranti che non si rassegnano a dimenticare i sapori con cui sono cresciuti. La prenotazione è d’obbligo (tel 0541623278, aperto solo la mattina). All’ora di pranzo, se si opta per una soluzione frugale ma di qualità, c’è la Rosticceria Graziella (via R. Molari 13/15; tel 0541626577, conto 6-10 € bevande escluse). Imperdibili, oltre alle piadine, i suoi cassoni: la farcitura si sceglie dal banco della gastronomia dove sono allineate verdure di stagione, formaggi e salumi. Completa l’offerta una selezione delle specialità gastronomiche romagnole preparate seguendo fedelmente le ricette di un tempo.
Nel pomeriggio vale la pena un giro per le grotte scavate nel tufo di Colle Giove, su cui è adagiato il cuore del paese antico, che traforano il centro storico. A oggi non si conosce ancora lo scopo per cui vennero scavate. Sembra che inizialmente fossero luoghi di culto pagano o cristiano, successivamente utilizzate come cantine, per la temperatura costante di 12-13 gradi; e in periodo di guerra come rifugio per la gente del paese. Alcune sono aperte al pubblico ed è possibile visitarle: Grotta Pubblica (via Ruggeri), Grotta Teodorani (piazza Balacchi), Grotta Stacchino (piazzetta delle Monache). Ma c’è un’altra tappa imperdibile: il Museo del Bottone (www.bottoni-museo.it). Unico in Italia, è la realizzazione del sogno del titolare Giorgio Gallavotti che per una vita ha avuto una merceria in centro paese. Custodisce migliaia di bottoni, di tutte le fogge, colori e materiali, e da tutto il mondo, ben disposti in quasi 400 quadri. Alla fine della visita si scoprirà che il bottone non è un semplice oggetto che chiude due lembi di stoffa, ma molto altro. Merita una visita anche il Museo degli usi e dei costumi delle genti di Romagna, uno dei più significativi musei nazionali dedicati alle tradizioni popolari e alla civiltà contadina (mart-ven su prenotazione tel 0541326206, sab e dom 9-12 e 15.30-18.30 da novembre ad aprile, ingresso gratuito domenica).
Passando alle emergenze architettoniche è da segnalare la Chiesa Collegiata, la principale di Santarcangelo (sec. XVIII). Al suo interno si trovano opere d’arte importanti: Polittico di Jacobello da Bonomo (1385), Crocefisso della Scuola Riminese (sec. XIV), S. Giuseppe, Gesù Bambino e S. Eligio (1635) di Guido Cagnacci, nativo di Santarcangelo. A poca distanza dal centro si trova la Pieve di San Michele Arcangelo (sec. VI-VII), un edificio romanico dedicato al patrono della città. All’interno begli affreschi e diversi oggetti di pregio rinvenuti durante gli scavi che hanno interessato la pieve.
Per chi decide di rimanere ancora un giorno si consiglia un hotel di grande suggestione, vicinissimo al centro storico, Il Villino, immerso in un parco di 1500 metri con la bella Fontanella di Francesca da Rimini, una piccola scultura ideata dal poeta, scultore e sceneggiatore di fama internazionale Tonino Guerra, nativo di Santarcangelo. Le stanze sono 12, una diversa dall’altra, dotate di ogni comodità. Di grande fascino il bar-enoteca allestito nelle grotte tufacee recuperate (doppie da 85€ www.hotelilvillino.it). Impossibile dimenticare Santarcangelo.
Visite in cantina
La seconda tappa è alla Calonga, di Maurizio Baravelli, che ci accoglie alle porte di Forlì con la riservatezza del gentiluomo di campagna. Acquistò l’azienda nel 1977, dedicandosi alla passione della campagna dopo una vita da geometra. Coltiva 7 ettari a sangiovese, pagadebit, albana, cabernet sauvignon, e produce 30-35mila bottiglie con la consulenza dell’enologo Fabrizio Moltard. La qualità della riserva di Sangiovese, il Michelangelo, è riconosciuta dalle principali guide. Per il turista del vino degustazioni in un’antica stalla, trasformata in una sala accogliente. Su prenotazione (www.calonga.it). L’itinerario si chiude con la Tenuta Pennita, sulle prime colline romagnole che dominano il borgo medioevale di Terra del Sole, vicino Castrocaro. Dal 1974 appartiene alla famiglia Tumidei. Nei vigneti troviamo sangiovese e albana, ma anche merlot, cabernet sauvignon e viogner. Produce 60mila bottiglie l’anno e un interessante olio extravergine di qualità estratto a freddo. Degustazioni su prenotazione, anche pernottamento in B&B (50 €). Info www.lapennita.it
Fuori porta
Vale, eccome se vale la pena, fare non più di una decina di chilometri da Santarcangelo e raggiungere il centro del borgo di Torriana, all’imboccatura della Valmarecchia, per provare la cucina dell’Osteria del Povero Diavolo, una tappa nota a viaggiatori preparati e golosi e arrivata all’Olimpo stellato nel 2011, meritatissimo riconoscimento allo chef Pier Giorgio Parini e ai titolari Stefania e Fausto Fratti. Sedersi a uno dei tavoli dell’elegante sala è un’esperienza per tutti e in tutti i sensi. La cucina di Parini è all’insegna dell’improvvisazione, supportata da una grande preparazione e competenza tecnica, e in continua evoluzione. I piatti cambiano stagionalmente e sono ispirati dalle materie prime locali, in particolare il pescato fresco dell’Adriatico, ma anche le carni di allevatori di qualità, il tipico formaggio di fossa in autunno, le erbe selvatiche e i frutti spontanei, abilmente mixati con coltivazioni di territori lontani. Si può scegliere sempre tra un menù degustazione di pesce (68€), un menù degustazione di carne (58€) e un menù a sorpresa (90€), da abbinare con le etichette di una carta dei vini di altissimo livello. Curata personalmente da Fausto, riflette la sua predilezione per i produttori biodinamici, interpreti di una nuova concezione enologica, che trovano spazio in un’accurata selezione di referenze regionali e non. Il Povero Diavolo offre accoglienza in un relais di cinque camere, raccolte, accoglienti e discrete, proprio come i “patron” Stefania e Fausto (da 70€ per la singola a 140€ per una stanza di 4 posti letto). Info www.ristorantepoverodiavolo.it





