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Veduta aerea sul Museo Casa Natale Enzo Ferrari
Museo Casa Natale Enzo Ferrari
Nel centro storico di Modena
Un dessert a L'Erba del Re di Modena
Enzo Ferrari e Gilles Villeneuve
Pranzo tra le vigne nell’Heuriger, sulle colline del Grinzing
Enoteca di Cobenzl, la cantina di proprietà della città di Vienna


foto e testi di Massimiliano Rella

Matera, il Sasso Barisano La cottura del Pane di Matera Igp avviene rigorosamente in forno a legna
Pane di Matera Igp, sullo sfondo i Sassi Matera, nei vicoli e tra le case-grotta del Sasso Barisano

























Scavati a ridosso della gravina, una profonda gola sotto la città antica, i Sassi sono la memoria di Matera. Lo sperone roccioso della Civita, dove ammirare la Cattedrale e alcuni palazzi nobiliari, separa il Sasso barisano dal Sasso caveoso, il più antico dei due. Quest’ultimo, disposto come un anfiteatro romano, è costituito da decine di case-grotta che scendono a gradoni. Antiche forme di civilizzazione, da quelle preistoriche fino alle espansioni barocche, hanno plasmato questa cittadina magica, un luogo avvolto dal silenzio, con abitazioni strette l’una all’altra, un saliscendi di vicoli, piazzette e slarghi inaspettati. La posizione infossata dei Sassi, nascosta e protetta, garantì per secoli la sicurezza dagli assedi, ma procurò difficoltà per l’approvvigionamento dell’acqua. Il problema fu risolto con un’ingegnosa opera di cisterne e canalizzazioni idriche. Furono creati anche giardini pensili, spazi comuni, forni collettivi per la cottura del pane. Oggi che i forni “sociali” non si accendono più, il buonissimo Pane di Matera si fa in laboratori e panifici privati, prodotto artigianalmente secondo le regole di un marchio europeo (Igp, indicazione geografica protetta) che specifica ingredienti e processo di lavorazione. Noi abbiamo provato quello del Panificio Cifarelli (www.panificiocifarelli.it), del Panificio De Palo (www.panificiodepalo.it) e dell’Antico Forno a Legna di Perrone Lucia (www.paneepace.it), ma si può andare a colpo sicuro in tanti altri negozi e laboratori. 
La chiesa di San Pietro Caveoso, al Sasso caveoso, affacciata sulla gravina Matera, il Sasso barisano visto dal Sasso caveoso

 

 

 

 

 

 

 

 

Una città dimenticata per quarant’anni

Nel 1954 una legge speciale di Alcide De Gasperi avviò lo sfollamento dei Sassi: furono trasferite 15mila persone a causa delle pessime condizioni di vita. Gente che conviveva con gli animali nelle grotte, un tasso di mortalità infantile da spavento, condizioni di estrema miseria. Un caso di “vergogna nazionale”. Lo scrittore e pittore Carlo Levi (l’autore di Cristo si è fermato a Eboli, romanzo di denuncia sociale), si espresse riguardo ai Sassi con un’analogia carica di orrore: “hanno la forma – scrisse - con cui a scuola immaginavo l’inferno di Dante”.

 

Il Sasso Barisano, di notte La chiesa di San Giovanni Battista

All’esterno dei Sassi nacquero allora quartieri sul modello scandinavo, con grandi strade e spazi verdi, progettati dai più importanti urbanisti del tempo, Luigi Piccinato, Ludovico Quaroni, Carlo Aymonino. Per la rinascita dei Sassi, nel frattempo rimossi dalla memoria collettiva, bisognerà aspettare quasi quarant’anni. La prima scintilla fu accesa da una legge del 1986 sul recupero urbano. E sette anni dopo arrivò il riconoscimento Unesco a Patrimonio dell’Umanità. Quello scenario desolato aveva comunque trovato fortuna come set cinematografico. Dopo Alberto Lattuada (La Lupa, 1953), nel ‘64 arrivò Pier Paolo Pasolini con Il Vangelo secondo Matteo e nel ‘67 Francesco Rosi con C’era una volta. Dopo la “riabilitazione” di Matera, nel 2004 compare sulla scena anche Mel Gibson per girare  La Passione di Cristo. “L’architettura della città, le rocce, il paesaggio – dichiarò Gibson alla stampa – creano uno sfondo eccezionale. La prima volta che ho visto Matera ho perso la testa. Era semplicemente perfetta”.

 

Piatto di “cavatelli con peperoni cruschi, cacio ricotta e mollica fritta di pane di Matera”, del ristorante Lucanerie Il campo da golf nella grotta del ristorante Diciannovesima Buca, ai Sassi

Oggi al Sasso barisano (l’insediamento meno antico), oltre la metà delle case sono abitate, mentre ristoranti, negozi e alberghi ravvivano l’atmosfera per i turisti che arrivano numerosi. Sono accolti in camere-grotte come quelle del Sassi Hotel, un albergo di 35 stanze su sei livelli e una vista mozzafiato sulla storia (doppie da 90€ www.hotelsassi.it). Il nuovo Sant’Angelo Luxury Resort è invece un albergo eco-chic in un tipico ambiente ipogeo, arredato con oggetti di artigianato locale. Le sue 23 stanze, tutte diverse, reinterpretano con lusso gli ambienti delle case-grotta (doppie da 174€ www.hotelsantangelosassi.it). Per mangiare una sosta consigliata è Lucanerie, un ristorante di cucina tipica materana e lucana. Noi abbiamo provato “pancotto e rape e un piatto di “cavatelli con peperoni cruschi, cacio ricotta e mollica fritta di pane di Matera. Leggeri, naturali e delicati (menu completo 35/40€, tel 0835.332133). E per gli amanti del golf c’è anche un posto incredibile: un ristorante in grotta con un campo da golf al “piano” inferiore, la Diciannovesima Buca. Prima dell’aperitivo o dopo il dessert qui si fanno sfide sul green (conto 30/35€ www.diciannovesimabuca.com).

 

I vicoli e le case-grotta del Sasso Barisano Camera da letto in grotta al Sassi Hotel, al Sasso barisano
Gli amanti dell’arte potranno invece entrare nel Musma, il museo della scultura contemporanea, aperto dal 2006. All’interno di Palazzo Pomarici espone opere incastonate nel tufo, pietre preziose su antichi monili, bronzi, oggetti d’arte in legno, ferro, marmo e ceramica. In tutto oltre 250 pezzi di artisti italiani e internazionali in mille mq. di spazio tra vani ipogei scavati nella pietra. Il Musma è gestito dalla fondazione Zètema a cui fa capo anche il sistema di visite alla Cripta del Peccato Originale, o Grotta dei Cento Santi.  Quest’ultima è una novità ora visitabile (su prenotazione -  Fond. Zetema. Biglietto 8€ Info www.zetema.org). Si tratta del luogo di un cenobio rupestre benedettino di età longobarda, una comunità di monaci riuniti sotto la stessa regola.

Particolari di una Madonna con bambino sulle volte della Cripta del Peccato Originale. Aperta di recente alle visite, si trova in una chiese rupestre nella tenuta di un’azienda vinicola
L’ipogeo presenta affreschi di scuola benedettina-beneventana (IX secolo d.C.) che raffigurano il Creatore, la luce, le tenebre, la creazione di Adamo, la nascita di Eva, la tentazione e – naturalmente - il peccato originale. Nelle tre absidi si possono ammirare le triarchie degli Apostoli e degli Arcangeli. Una “bibbia dei poveri” riaperta alle visite dopo accurati lavori di recupero. Ed è all’interno dell’azienda vinicola Dragone, alle porte della città, uno dei principali produttori di Matera Doc (nelle versioni di vitigni aglianico, primitivo, malvasia della Basilicata) e del primo spumante metodo classico della regione (www.dragonevini.it).

 

 

 

 

 

Il Pane di Matera Igp

La “pirlatura” è la fase di arrotondamento della forma nel processo di produzione del Pane di Matera Igp L’impasto è tagliato tre volte per evitare che in cottura al forno a legna si formino bolle d’aria
Una forma di Pane “a taglio”, con più mollica E una forma “a cornetto”, con più crosta
























Ma il re della gastronomia locale, così ricca di ricette “povere” a base di ortaggi, legumi e funghi cardoncelli, è ancora lui: il Pane di Matera Igp. In passato veniva cotto in forni collettivi e ogni famiglia lo preparava con un lievito di “proprietà”, rendendolo differente di casa in casa. Ha una crosta croccante e scura, una mollica soffice e piena. Ed è fatto in due varianti: a “cornetto”, con più crosta, e “alto tagliato”, con più mollica. In entrambe però la parte superiore presenta tre tagli, fatti al coltello prima della cottura in forno a legna per evitare la formazione di bolle d’aria. L’impasto riposa per 40 minuti in una vasca e altri 40 minuti sopra lunghe tavole. E’ in questo lasso di tempo che i microrganismi cominciano a scindere i legami chimici, rendendo più morbido e digeribile il pane.
L’impasto viene tagliato La “pirlatura” è la fase di arrotondamento della forma nel processo di produzione del Pane di Matera Igp
La fase successiva è la “pirlatura”, cioè l’arrotondamento a mano di pezzi d’impasto, poi schiacciati, ripiegati e tagliati tre volte sulla sommità.  Una caratteristica del Pane di Matera Igp consiste nell’uso di lievito naturale per circa il 40%, il resto è semola rimacinata di grano duro (macinato due volte), prodotto in Basilicata. Il lievito è preparato secondo la tradizione contadina materana, facendo maturare la frutta fresca in acqua per lo sviluppo di microrganismi. Il primo impasto si fa con una piccola quantità di acqua e farina, poi si rinfresca con altra semola e altra acqua. A ogni cambio di stagione il lievito è rinnovato a partire da una piccola porzione che viene sempre conservata.

Matera Wine Festival
Sabato 18 e domenica 19 dicembre, presso gli Ipogei di Piazza San Francesco, la Chiesa del Purgatorio e Palazzo Bernardini, si svolgerà il Matera Wine Festival, manifestazione dedicata alla produzione vinicola materana e lucana. In programma  laboratori d’assaggio, degustazioni guidate, workshop di cucina, percorsi sensoriali, master class dedicate all’enologia, spettacoli e attività di intrattenimento. Aglianico del Vulture Doc, Terre dell’Alta Val D’Agri Doc, Grottino di Roccanova Doc e Matera Doc saranno al centro del Percorso dei Cento Vini, nelle grandi sale settecentesche di Palazzo Bernardini in una degustazione alla scoperta dei prodotti lucani. Info www.materawinefestival.it
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