testi di Luciana Squadrilli
Dopo la crisi provocata dal divieto di fumo, i pub – luoghi consacrati al consumo di Ales, Porter e Stout, da sempre un'istituzione del Regno Unito – adesso se la devono vedere anche con la concorrenza del vino. Sempre più, nel rito del dopo-lavoro del venerdì sera, da Mayfair alla City i calici sostituiscono le pinte. Già da qualche anno i consumi britannici di birra, storicamente alle stelle, erano stati superati da quelli di vino, complici la maggiore disponibilità di tipologie, fasce di prezzo e provenienza e la accresciuta curiosità del pubblico. Grazie anche all'effetto di serie TV e film - vedi Bridget Jones e il suo amore per lo Chardonnay - sorseggiare un bicchiere di vino fa status symbol. Ma non si tratta di una moda passeggera, nè i bevitori inglesi si accontentano di prodotti “facili” e omologati. Dopo aver conquistato sempre più adepti in Francia e in Italia, anche Londra dichiara il suo amore per i vini naturali, definizione a maglia larga che abbraccia dai prodotti biologici e biodinamici “estremisti” a quelli più soft, ma con una comune filosofia di minimo intervento in cantina e di rispetto della terra e delle caratteristiche dei diversi vitigni.
Negli ultimi anni in città sono nati una serie di locali intimisti e wine-oriented d'impronta francese-mediterranea, decisamente più ispirati ai wine bar di Roma e Milano e ai bistrot–caviste parigini, che non ai pub o ai super moderni cocktail bar alla moda. Ecco una mappa dei migliori indirizzi londinesi per bere un buon calice, che si tratti di un possente Montepulciano d'Abruzzo o un sapido e minerale Muscadet della Loira. Accompagnandolo – invece delle classiche patatine - con cibo semplice ma di qualità come terrine, formaggi o salumi, secondo la tradizione franco-italiana.
A Gresham Street, nel cuore della City, il Bar Battu (conto 20 sterline vini esclusi www.barbattu.com) è un grazioso bistrot di chiara impronta francese nell'ambiente, ma cosmopolita sia nel menu (boudin noir con purea di patate e mele al Calvados, risotto zucca e salvia, pollo allevato a terra marinato e cotto alla griglia con brodo di ceci e prosciutto iberico) che nella carta dei vini di recente allargata anche a più accessibili etichette del Nuovo Mondo. Pur mantenendo un focus su piccole cantine “naturali” di Italia e Francia oltre a sidro francese biodinamico, birre, Sherry e Champagne.
Altri tre locali di grande successo che condividono lo stile da cave à manger francese – e la stessa proprietà – sono il Terroir, il Brawn e il Soif al civico 27 di Battersea Rise. Stessa filosofia basata su tanto sapore e pochi fronzoli, dicevamo, ma ognuno con un preciso carattere: il Terroir è un informale wine-bar/ristorante su due piani nel West End, che serve cibo e vini di qualità con un'attenzione particolare alla provenienza, non solo geografica. Dunque prodotti coltivati o allevati “eticamente”, senza additivi, che mantengano i sapori dei luoghi dove nascono, i terroirs appunto, tanto per i vini – in gran parte hand made, suddivisi in carta in base alla provenienza geografica e con l'indicazione dello stile, dei vitigni e dell'impronta climatica - che per il cibo, a cominciare dalla charcuterie che comprende il salame di Felino di Gualerzi, la finocchiona di Carlo Pieri, speck trentino e il Noir de Bigorre dei Pirenei. E poi formaggi (affinati da Androuet www.androuet.co.uk, sede londinese del celebre maître fromager francese), acciughe del Cantabrico, crostini toscani, zuppe, plats du jour come la pancetta cotta a bassa temperatura con fagioli Tarbais e altro ancora, preparato dallo chef Ed Wilson. Ci sono menu leggermente diversi e uno spazio riservato a chi vuole solo bere e stuzzicare qualcosa in stile tapas (25 sterline vini esclusi www.terroirswinebar.com). Il maiale è protagonista indiscusso del menu di Brawn, che dichiara orgogliosamente di proporre “cibo onesto e semplice con un occhio alla tradizione” usando prodotti per lo più locali e “rossi torbidi e bianchi velati” di piccoli produttori che lavorano in modo biologico o biodinamico (25 sterline vini esclusi www.brawn.co). Un po' più ampio e luminoso, con la cucina a vista e i divanetti in pelle, l'ultimo nato Soif a Battersea: anche qui, antipasti a base di salumi, succulenti piatti di carne (ma anche pesce), un menu “senza vincoli” a pranzo e uno più tradizionale a cena, e una lista dei vini decisamente non standard (tel +44(0)20.72231112, aperto dalle 12 alle 22.30, prezzo medio 30 sterline vini esclusi).
E se volete approfittare della competenza di Rousset e della sua cantina ma con un budget inferiore nella City c'e' il fratello minore 28°-50° Wine Workshop & Kitchen - presto ci sarà anche una seconda sede a Marylebone – dove lo chef Paul Walsh propone una cucina più semplice a base di prodotti di stagione con un tocco francese. La carta dei vini propone – con una interessante selezione a rotazione – 15 rossi e 15 bianchi sia in bottiglia sia al bicchiere, a prezzi più che onesti, e un “viticoltore del mese”. E poi c'è la Collector List, cioè la possibilità di bere a prezzi accessibili bottiglie preziose di annate ormai introvabili, provenienti dalle cantine private di alcuni clienti che decidono di affidarle a Rousset per metterle in vendita. Insomma, in questo caso il vino è decisamente il protagonista principale, a cominciare dal nome: 28°e 50° sono le due latitudini – tra l'emisfero Nord e quello Sud – tra cui sono comprese tutte le vigne del mondo (30 sterline vini esclusi www.2850.co.uk).
Il vini italiano incontra Londra
Per gli acquisti il posto da non perdere è Vini Italiani (www.vini-italiani.co.uk) fornitissimo negozio di vini made in Italy a Kensington. Un vero e proprio luogo di cultura eno-gastronomica italiana, dove si organizzano degustazioni e incontri con i produttori. E’ stato voluto da alcuni soci appassionati di vino, tra questi Matteo Berlucchi, ed è gestito dal competente sommelier Simone Semprini con la collaborazione di Luciana Girotto, sommelier itinerante e wine consultant a cui si deve l'assortimento di oltre 600 etichette tra vini, birre, grappe e amari.
Cioccolato haute couture, ma tutto italiano
Se il vino francese deve temere la concorrenza italiana anche a Londra, lo stesso vale per il cioccolato. Oltre ai diversi maitre chocolatier inglesi come Chantal Coady, fondatrice di Rococo (www.rococochocolates.com), da qualche anno c'è anche la friulana Raffaella Baruzzo (www.baruzzo.co.uk) a proporre i suoi raffinati cioccolatini, buonissimi e bellissimi. Da piccola sognava di fare l'astronauta o la stilista, poi dopo gli studi universitari filosofici e quelli come designer di gioielli, Raffaella ha lavorato sia nel catering che nel settore del lusso. Infine, ha fuso tutte le sue passioni decidendo di diventare una cioccolatiera e unendo la grande conoscenza della materia prima – ha trascorso un anno in Sud America a visitare piantagioni e aziende - al know how gastronomico italiano e al suo personale gusto per il bello. Le sue creazioni – che escono con collezioni stagionali proprio come quelle d'alta moda – sono belle come gioielli e curate come pezzi unici, come per esempio l'Orange Blossom della collezione primaverile, pralina al Neroli con ganache croccante a base di nocciole, scorze d'arancio candite e qualche goccia di acqua d'arancio. Oltre a realizzare praline, tartufi e creme spalmabili dalle confezioni raffinate, Raffaella organizza anche corsi, degustazioni e incontri di team building, tutti al cioccolato!
Un fine settimana con i vini "naturali"





